Le 5 FERITE e COME GUARIRLE – Leggi l’estratto

Le 5 FERITE e COME GUARIRLE

Rifiuto, Abbandono, Ingiustizia, Umiliazione e Tradimento
di Lise Bourbeau

Tutti i problemi di ordine fisico, emotivo o mentale derivano da 5 ferite originarie. Per guarirle è necessario riconoscerle, accettarle ed amarle…

Lise Bourbeau, una delle massime esperte mondiali dell’ascolto del corpo, ha aiutato tantissime persone a migliorare la propria vita grazie al suo libro bestseller “Le 5 Ferite e come Guarirle” che ha venduto più di 250.000 copie.

Il testo traccia cinque profili fisici, caratteriali e comportamentali, che corrispondono a cinque ferite dell’anima.

Per far sì che una ferita non ci faccia soffrire, costruiamo su di noi delle maschere, che mettiamo più o meno di frequente, a seconda della profondità della ferita e a partire dalla tenera età.

Quindi ad ogni ferita corrisponde una maschera, ma le persone possono avere i tratti di più maschere, di cui una è prevalente.

 

Le ferite e le maschere

  • la ferita del rifiuto porta la maschera del “fuggitivo”;
  • l’abbandono porta la maschera del “dipendente”;
  • l’umiliazione la maschera del “masochista”;
  • il tradimento la maschera del “controllore”;
  • la ferita da ingiustizia porta la maschera del “rigido”.

 

Tutte queste ferite si attivano nei primi anni di vita e marcano l’aspetto fisico, secondo la Bourbeau.

A ogni ferita corrispondono determinati disturbi e malattie, delle quali l’autrice ha verificato la maggiore frequenza.

È un manuale pratico… e quindi offre strumenti precisi per comprendere quale ferita si nasconde dietro disturbi di diverso tipo, come l’eccessiva magrezza o il sovrappeso e problematiche croniche.

Il libro dimostra come tutti i problemi di ordine fisico, emotivo o mentale derivino da 5 ferite originarie (rifiuto, abbandono, ingiustizia, umiliazione e tradimento) mostrando anche la via per guarirle.

Grazie alla descrizione delle maschere che tutti abbiamo sviluppato per non vedere, non sentire e soprattutto non conoscere quelle ferite che hanno origine nell’infanzia, riuscirai a identificare la vera causa di un disturbo preciso, per esempio l’estrema magrezza o l’obesità, oppure di certi problemi ricorrenti che rispuntano appena ti sembra di averli risolti.

Rifiuto, abbandono, ingiustizia, umiliazione e tradimento: ecco le 5 ferite che ti impediscono di essere ciò che sei davvero, i cinque principali condizionamenti della tua esistenza. Conoscendoli, sarai in grado di prenderne piena consapevolezza e, finalmente, liberartene.

 


Indice del libro

  1. Creazione delle ferite e delle maschere
  2. Il rifiuto
  3. L’abbandono
  4. L’umiliazione
  5. Il tradimento
  6. L’ingiustizia
  7. Guarigione delle ferite e trasformazione delle maschere

 

1 CREAZIONE delle FERITE e delle MASCHERE

Quando nasce un bambino, sa nel profondo del cuore che la ragione per cui si incarna è d’essere se stesso, pur vivendo molteplici esperienze. La sua anima, d’altronde, ha scelto la famiglia e l’ambiente in cui nascere con uno scopo ben preciso; tutti, venendo al mondo su questo pianeta, abbiamo la stessa missione, quella di vivere delle esperienze fino ad accettarle e ad amarci attraverso di esse. Fintantoché un’esperienza viene vissuta nella non-accettazione, ovvero nel giudizio, nel senso di colpa, nella paura, nel rimpianto o in altre
forme di non-accettazione, l’essere umano continua ad attrarre a sé circostanze e persone che gli faranno rivivere quella medesima esperienza.  (…)

Accettare un’esperienza non significa che diventa la nostra preferita o che siamo d’accordo con essa. Si tratta piuttosto di consentirci di sperimentare e di imparare attraverso ciò che viviamo, e, soprattutto, di imparare a riconoscere che cosa è benefico per noi e che cosa non lo è. L’unico modo per riuscirci è diventare consapevoli delle conseguenze dell’esperienza: tutto ciò che decidiamo o no, ciò che facciamo o no, ciò che diciamo o no, e persino ciò che pensiamo e sentiamo, comporta delle conseguenze.

L’essere umano vuole vivere in modo sempre più intelligente; quando si rende conto che un’esperienza provoca conseguenze nocive, invece di prendersela con se stesso o con qualcun altro, può semplicemente imparare ad accettare il fatto di averla scelta, magari inconsciamente, e rendersi conto che quella non era una scelta intelligente per lui. Se ne ricorderà per il futuro. È così che viviamo le nostre esperienze nell’accettazione.

Ti ricordo anche che anche se tu dici a te stesso “non voglio più vivere questa situazione”, essa si ripresenterà; bisogna consentire a se stessi di poter ripetere più volte lo stesso errore, la stessa esperienza sgradevole, prima di riuscire a trovare la volontà e il coraggio necessari per trasformarsi. Perché non capiamo le cose fin da subito? A causa dell’ego, che è alimentato dalle nostre credenze.

Noi tutti abbiamo moltissime credenze che ci impediscono di essere ciò che vorremmo essere.

Più questi modi di pensare o credenze ci fanno male, più cerchiamo di occultarle: riusciamo addirittura a credere che esse non ci appartengono più, nel qual caso per risolverle ci vorranno diverse incarnazioni; la nostra anima potrà essere completamente felice soltanto quando i nostri corpi mentale, emozionale e fisico saranno tutti in ascolto del Dio interiore. Tutto quanto viene vissuto nella non-accettazione si accumula sul piano dell’anima la quale, essendo immortale, continua a rinascere, sotto diverse forme umane, con questo fardello in memoria.

Prima di venire al mondo decidiamo che cosa vogliamo risolvere nell’incarnazione che ci aspetta, una decisione che, insieme a tutto quanto abbiamo accumulato in passato, non è registrata dalla memoria cosciente, ovvero dalla memoria che è legata all’intelletto. Soltanto nel corso dell’esistenza prenderemo gradualmente coscienza del nostro disegno di vita, e di ciò che siamo venuti a sistemare. Quando parlo di qualcosa che è rimasto “da risolvere”, mi riferisco sempre ad un’esperienza vissuta nella non-accettazione di sé.

C’è una differenza fra accettare un’esperienza e accettare se stessi.

Facciamo l’esempio di una ragazza che è stata rifiutata dal padre, desideroso di avere un figlio maschio. In tal caso, accettare l’esperienza consiste nel consentire al padre di aver avuto il desiderio di un figlio maschio, e di aver rifiutato la figlia. L’accettazione di sé, per la ragazza, consisterà nel permettersi di aver provato risentimento nei confronti di suo padre, e nel perdonarsi questo suo risentimento. Non bisogna che sussista più alcun giudizio nei confronti del padre e di se stessa, ma solo compassione e comprensione per quella parte che in entrambi ha sofferto.
La ragazza saprà che l’esperienza sarà stata completamente risolta quando a sua volta rifiuterà qualcuno, e lo farà senza accusarsi, con molta compassione e comprensione per se stessa. C’è anche un altro modo per sapere se una situazione del genere è stata risolta davvero e se è stata vissuta nell’accettazione: la persona che la ragazza avrà rifiutato non se la prenderà con lei, e mostrerà a sua volta compassione, sapendo che accade a tutti gli umani di rifiutare, in certi momenti della vita, un altro essere umano.

Non lasciarti ingannare dall’ego che cerca con tutti i mezzi di darci ad intendere che la data situazione è stata risolta. Frequentemente pensiamo: «Sì, mi rendo conto che l’altro ha agito così» solo per non dover guardare dentro di noi e per non doverci perdonare. È un espediente dell’ego per mettere furtivamente da parte le situazioni sgradevoli. Accade che accettiamo una situazione o una persona senza esserci perdonati, o senza aver mai consentito a noi stessi di provare o di aver provato risentimento nei suoi confronti. In tal caso accettiamo soltanto l’esperienza. Ripeto che è importante saper distinguere fra accettazione dell’esperienza e accettazione di sé: quest’ultima è difficile, perché il nostro ego non vuole ammettere che tutte le esperienze sgradevoli che viviamo hanno l’unico scopo di mostrarci che anche noi agiamo con gli altri come loro agiscono con noi.
Hai mai constatato che quando accusi qualcuno di qualcosa, questa stessa persona rivolge a te la medesima accusa?
Ecco perché è così importante imparare a conoscersi e accettarsi al massimo. È quanto ci consente di vivere un numero decrescente di situazioni dolorose. Sta a te soltanto decidere di prendere in mano le redini della tua vita, di diventarne il signore, invece di lasciare che sia l’ego a tenerla sotto controllo.

Far fronte a tutto ciò comunque richiede coraggio, perché è inevitabile che si metta il dito su certe vecchie ferite, che possono fare molto male; soprattutto se ce le trasciniamo dietro da diverse vite. Più soffri in una data situazione o con una certa persona, più il problema viene da lontano.
Per aiutarti, puoi contare sul tuo Dio interiore che è onnisciente (conosce ogni cosa), onnipresente (è ovunque) e onnipotente (il suo potere non ha limiti). Questa potenza è sempre presente e all’opera dentro di te; agisce in modo da guidarti verso persone e situazioni funzionali alla tua crescita, affinché tu ti evolva in base al disegno di vita scelto prima di nascere.
Ben prima di nascere, infatti, è il tuo Dio interiore a dirigere la tua anima verso l’ambiente e la famiglia che ti serviranno nella nuova esistenza. Quest’attrazione magnetica, questi obiettivi, sono determinati da quanto ancora non sei riuscito a vivere nell’amore e nell’accettazione nel corso delle vite precedenti, e dalle situazioni ancora irrisolte dei tuoi futuri genitori, situazioni che potranno risolvere attraverso un figlio come te. Ecco perché di solito figli e genitori hanno da risolvere le stesse ferite.

Nascendo, perdi la consapevolezza di tutto il tuo passato, perché ti concentri soprattutto sulle necessità della tua anima che vuole che tu ti accetti, con le tue acquisizioni, i tuoi difetti, i tuoi punti di forza e di debolezza, i tuoi desideri, la tua personalità, eccetera. Tutti abbiamo questa necessità. Tuttavia, poco dopo la nostra nascita, ci rendiamo conto che quando osiamo essere noi stessi la cosa disturba il mondo degli adulti o quello delle persone che ci sono vicine. Ne deduciamo che essere naturali non sia una buona cosa, non sia giusto. Si tratta di una scoperta dolorosa, che, in un bambino, provoca soprattutto delle crisi di collera. Esse diventano così frequenti che finiamo per credere che siano normali; le chiamiamo “crisi infantili”, o “crisi adolescenziali”. Saranno forse diventate la norma per gli esseri umani, ma questo non le rende qualcosa di naturale. Un bambino che agisce in modo naturale, che è equilibrato, e al quale si riconosce il diritto d’essere se stesso, non ha crisi di questo genere. Ho invece osservato che perlopiù i bambini passano attraverso quattro fasi: dopo aver conosciuto la gioia d’essere se stesso, prima tappa dell’esistenza, il bambino scopre il dolore di non poter essere se stesso, e questa è la seconda fase.

Poi c’è un periodo di crisi, di ribellione, ed è la terza fase. Per ridurre il dolore il bambino si rassegna, e finisce per crearsi una nuova personalità, in modo da diventare ciò che gli altri vogliono che sia. Vi sono persone che restano invischiate in questa terza tappa per tutta la via, e quindi sono continuamente in fase reattiva, in situazione di crisi, in collera.
È nella terza e quarta fase che creiamo le maschere delle nuove personalità che servono a proteggerci dalla sofferenza vissuta nel corso della seconda fase. Queste maschere sono cinque, e corrispondono a cinque grandi ferite fondamentali vissute dall’essere umano.

I miei molti anni di osservazione mi hanno permesso di constatare che tutte le sofferenze dell’essere umano possono essere riassunte in queste cinque ferite, che vi espongo in ordine cronologico, ovvero nell’ordine in cui esse compaiono nel corso di una vita.

  • RIFIUTO
  • ABBANDONO
  • UMILIAZIONE
  • TRADIMENTO
  • INGIUSTIZIA

 

Il libro lo potrete trovare sui siti con cui collaboriamo in formato cartaceo o Kindle eBook

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 Bibliografia 

 

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